È stato un anno complesso.

Un anno che ha messo e sta mettendo tutti a dura prova e che ha reso tutti uguali, sembrerebbe, di fronte al virus.

In questo difficile anno, che per Parma doveva essere quello della Cultura, abbiamo visto la Natura manifestarsi in una delle sue forme, la più semplice e invisibile.

Così invisibile, minuscola e semplice da fermarci.

Abbiamo passato mesi difficili di fronte all’ignoto, l’imprevedibile, lo sconosciuto, la malattia e la morte.

Nell’ultimo anno le più profonde e arcaiche paure dell’uomo si sono materializzate a livello mondiale.

Come prima reazione: il panico o la negazione, tipici dei momenti di shock, e, a seguire, il  controllo visibile  tra lockdown e tracciamenti di pazienti positivi e la ricerca della soluzione.

È scattato l’istinto di sopravvivenza e ognuno di noi ha visto di sé quale personale reazione ha avuto di fronte alla portata di questo evento.

Un anno tra la nascita e la morte, un anno ognuno con le proprie Ombre lì di fronte a sé, nude e senza possibilità di compensazione con nessun mezzo esterno.

Un anno che necessita obbligatoriamente una riflessione aperta sull’ineluttabilità della morte e l’accettazione dell’incertezza e un’apertura al dialogo con l’irrazionale.

È il tempo in cui ognuno può far nascere e coltivare questo dialogo con l’”irrazionalizzabile” di Morin, che altro non è se non ciò che non può essere razionalizzato e compreso, l’inconscio personale e collettivo se vogliamo dirlo in termini junghiani.

Fermiamoci un attimo e riflettiamo su questo momento storico: siamo nel mondo dell’iperconnessione  della globalizzazione,  della tecnologia sofisticata e rapida, delle conoscenze  rivoluzionarie  su tutti i campi del sapere.

Ed ecco che irrompe proprio in questo momento il coronavirus: viene dal mondo animale? È causato dal surriscaldamento globale? Ecco che la mente cerca subito di analizzare il problema per risolverlo.

Sorge subito la domanda sul perché e la ricerca delle cause.

Quello che è importante che sentiamo e ascoltiamo è invece ciò che tutti abbiamo riscoperto: la vulnerabilità del corpo e della psiche di fronte all’imprevedibilità della vita.

È allora prezioso chiederci di nuovo chi siamo e riflettere sulla nostra natura umana, sulla nostra relazione con la Natura e sul nostro posto in relazione alla natura stessa.

Abbiamo visto come, se noi ci fermiamo la natura avanza di nuovo, i pesci ripopolano i mari, gli uccellini nidificano dove prima c’erano strade trafficate e questo è stato visibile soprattutto nell’emergenza e in #Io restoacasa di marzo e aprile 2020.

Abbiamo notato come il clima sia tornato più allineato ai ritmi stagionali.

Come possiamo notare ciò che accade fuori, osservando e descrivendo ciò che si vede, così è importante che lo sguardo si volga dentro, affinché osservandosi e ascoltandosi si possa ricercare un nuovo equilibrio, ognuno dentro di sé, prima di agire fuori.

Il rischio è che se l’azione avviene per paura – e la paura è stata una delle prime reazioni generali insieme alla negazione – ci si muova automaticamente senza produrre un’azione legata a una comprensione profonda che porti a un reale miglioramento del disagio e della situazione che si sta vivendo e che rispetti il senso profondo e sistemico di questo momento.

Col lockdown abbiamo sperimentato precarietà (cassa integrazione e chiusure forzate), assenza di socialità (distanziamento sociale e chiusura dei locali), annientamento dell’area del piacere e dell’espressività (arte), eliminazione del contatto fisico e mascherine a limitare la visibilità dei volti. Solo gli occhi a dare voce al cuore, lo sguardo ad esprimere furtivamente al mondo chi siamo.

Ed è da queste condizioni di deprivazione che la creatività è la via d’uscita se essa nasce da un ascolto profondo di sé.

Sì perché il vero cambiamento non avviene cambiando la realtà ma cambiando gli occhi con cui la si guarda dice Proust.

Ognuno di noi avrà letto ciò che è accaduto secondo i propri occhiali, perciò è importante che ognuno possa in quest’anno vedere chiaramente che tipo di occhiali porta e scendere nel profondo di sé e ascoltarsi, riflettere, non agire e ritrovare nuove lenti .

Il problema è proprio non avere una visione sistemica della vita in momenti come questi, in quanto il fenomeno è complesso e necessita non un’azione mossa dall’urgenza, ma di una visione più ampia, macroscopica del fenomeno stesso.

Ora sappiamo di più del virus, ma ancor di più una cosa la sappiamo per definizione: i virus mutano per natura. Il che ci porta a dover rivalutare la nostra prima reazione e, a un anno dall’evento, accogliere in noi la vulnerabilità insita nel nostro essere umani e depositare la necessità di controllare qualcosa di non controllabile che avrà il suo decorso, che farà il suo corso indipendentemente da ciò che noi facciamo e che come iniziato avrà un termine.

È più importante in questo momento, a un anno dall’anniversario, che torniamo a occuparci di noi e delle ombre e paure che in noi si sono manifestate e le emozioni che ci muovono dentro, affinchè sia da noi stessi che possiamo ripartire, virus o non virus, perché la morte è ineluttabile e il dialogo con l’incertezza è la via di questo momento storico, il dialogo con l’inconscio, il dialogo profondo e interiore prima di qualsiasi azione nel mondo.

“Non possiamo risolvere i problemi con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati.” – dice Einstein –  e mi auguro che ognuno di noi possa in questo momento collettivo sentire la propria vulnerabilità e la propria forza e abbia il coraggio di attraversare il confine al limite del proprio caos, dentro di sé e trovi la propria via mantenendo quella specificità individuale che ci rende unici.

Da settembre a Parma Centro Transdisciplinare Speira nella figura di Francesca Violi come Hub Host per la sua città ospita U.Lab Hub Parma.

Come tutti gli anni da settembre a dicembre Otto Scharmer del MIT di Boston, i suoi collaboratori e il Presencing Institute sulla piattaforma Edx.org mettono a disposizione il corso online Ulab1x – Leading from the Emerging Future sulla Teoria U, strumento di trasformazione sociale per organizzazioni in ambito della salute, educazione, pubblica amministrazione, finanza, aziende.

Il corso che si articola in diversi moduli è composto di parti visibili individualmente e di pratiche da svolgere in gruppo, questo il motivo per cui partecipare a un Hub è importante e completa l’esperienza del processo a U.

U.Lab Hub Parma e i suoi membri si incontrano nelle seguenti date:

12 settembre h 19.30 presentazione, iscrizione alla piattaforma.

21 settembre dalle 10 alle 13 visione della registrazione del primo live di Otto (diretta del 19 settembre) e intenzione

5 e 6 ottobre dalle 10 alle 17 pratiche di Coaching Circles e SPT (Social Presencing Theater)

19 ottobre dalle 10 alle 13 visione della registrazione del secondo live di Otto (diretta del 17 ottobre) e pratica presencing

16 e 17 novembre dalle 10 alle 17 visione della registrazione del terzo live di Otto (diretta del 14 novembre) e pratiche cristallizzazione e prototipazione

14 dicembre dalle 10 alle 13 visione della registrazione del quarto e ultimo live di Otto (diretta del 12 dicembre) e chiusura del corso

 

Da gennaio U.Lab Hub Parma continuerà l’attività una volta al mese sempre presso Centro Speira in piazzale Santafiora 1 a Parma, con pratiche di Coaching Circles e SPT.

Chiunque sia interessato può partecipare o informarsi, scrivendo a ulabhubparma@gmail.com.

Stay tuned!!!

 

 

Le nuove scoperte nei campi della fisica, della biologia, dell’epigenetica, delle neuroscienze, della psicologia e della psicosomatica, rendono necessario che l’individuo si apra a una nuova visione della vita, del mondo e di se stesso e che il campo dell’educazione e della formazione scolastica e universitaria si adegui alle nuove scoperte, superando il tema dell’iperspecializzazione che approfondisce ma separa, aprendosi a una nuova visone transdisciplinare che sia oltre le discipline stesse e apra tra esse il dialogo. I primi movimenti verso il superamento della disciplinarità sono gli approcci multidisciplinari e interdisciplinari che però rimangono sempre legati al tema dell’oggetto. Il vero punto infatti per una visione transdisciplinare non parte dall’oggetto, ma si occupa del soggetto, in quanto ogni osservazione, ogni parola, ogni percezione è sempre soggettiva e non si può prescindere dall’osservatore.

Per tale motivo la soggettività e la coscienza soggettiva sono il focus di ricerca della transdisciplinarità nel mondo presente.

Maturana infatti dice che un sistema vivente realizza la propria auto poiesi[1] in interazione (accoppiamento strutturale) con un medium o ambiente che è fuori di lui. Perché esista un sistema auto poietico è necessario che esista un ambiente a cui si è interrelati e in scambio. Le possibilità del genere umano di conoscere questo “fuori da me” è solo e soltanto elaborarlo[2], secondo il modo in cui ognuno è fatto, dentro la propria psiche. In altre parole non ho alcuna possibilità di sapere del “fuori di me” all’infuori di quello che mi è consentito dalla mia struttura e dalla mia organizzazione. Esiste dunque una soggettività che ha un modo di funzionare, che si trova immerso in un ambiente e che crea, inventa, costruisce una realtà che continua ad andare avanti per lui, esclusivamente, fintanto che sopravvive.

È dunque importante questo punto in quanto per un nuovo approccio educativo e formativo che decide ci abbandonare la logica dell’obiettività e decide con essa di lasciare andare la gerarchia di trasmissione dei saperi o la valutazione oggettiva, si apre la possibilità non di una trasmissione di saperi asimmetrica e frontale ma di una condivisione di esperienze e testimonianze soggettive del reale che raccontano la soggettività che apprende i saperi e si scambia con gli altri e il mondo, in un processo di conoscenza vivo.

Questa è la grande sfida della transdisciplinarità e dell’educazione alla conoscenza che rispetta la singola differenza del soggetto e ritrova il “multiverso” della fisica nell’infinito manifestarsi nella esistere soggettivo. Come ci ricorda Teilhard de Chardin “ogni uomo è una specie a sé”.

Maturana ci conferma questa visione quando parla di sistema autopoietico[3] di I ordine come le cellule o gli unicellulari che non possono essere separati in componenti che siano a loro volta autopoietiche; sistemi di II ordine tra cui tutti gli esseri viventi e noi, formati da aggregazioni di elementi di I ordine; e apre alla questione dei sistemi di III ordine che dovrebbero essere aggregazioni di organismi e quindi sistemi sociali. I sistemi di III ordine non sono però autopoietici, quindi per esempio l’intera umanità, non è autopoietica, ma il singolo individuo sì. Un pianeta con la biosfera quale la Terra potrebbe essere un sistema del IV ordine, auto poietico o non?.

Maturana continua parlando degli esseri umani riporta l’attenzione sui limiti della comunicazione, in quanto la soggettività e le sensazioni, le percezioni e i vissuti soggettivi connotano la realtà. Per esempio, il colore viola di un maglione per un soggetto può suscitare determinate sensazioni, mentre per un altro una differente o addirittura la stessa sensazione può essergli attivata da un altro colore, tipo il “verde”. Quindi quella sensazione soggettiva legata al “viola” non è trasmissibile in alcun modo, né possiamo confrontare i nostri modi di “provare” e “sentire” il color viola. Quello che gli esseri umani possono fare, continua Maturana, è trovare un accordo comportamentale. L’accordo comportamentale o coordinamento comportamentale non significa essere d’accordo perché è possibile che tra A e B si coordini una litigata, il coordinamento è frutto dell’incontro tra i soggetti che portano la propria soggettività ed ogni incontro è una sintesi nel qui ed ora di quei soggetti.

Quindi diventa fondamentale per una nuova visione transdisciplinare un approccio soggettivo che lasci spazio all’incontro esperienziale tra le soggettività con le loro singole competenze e conoscenze formative, ma soprattutto col proprio bagaglio umano da cui nessuna soggettività può prescindere. Una nuova università  e scuola che metta al centro il micro, l’uomo, la singola esistenza e un lavoro profondo e interiore di recupero di sé nelle tre dimensioni mente emozione e corpo[4] e in cui non siano i saperi a incontrasi ma le soggettività con i loro saperi e possano auto osservare se stesse nel proprio essere e in quel esperienza evolvere e modificarsi.

Uno nuova visione transdisciplinare ha come premessa, detto ciò, una sana ignoranza di partenza – nel senso di quel “non so” che permette la nascita della domanda –  che ricordi a ogni individuo che ciò che può conoscere è la propria soggettività ed essere testimone del proprio divenire e delle proprie azioni nel mondo.

Nella saggezza del Conosci Te Stesso e dell’Intelligenza del Cuore ritroviamo questo essere testimone di sé e conoscendo sé è possibile una scelta e un’azione consapevole nel mondo, conoscere sé è infatti riconoscere di essere inseparabili da un mondo da una natura da un universo, dagli altri e trovare quel apertura della mente, del cuore e della volontà che restituisca il senso dell’esistenza personale e di una coordinazione ritmica come una danza nell’incontro con l’altro e col mondo e che nel presente respiri il futuro che emerge.

Poter far ciò implica aprire un dialogo interiore con la morte, l’ignoto e l’incerto e rimanere aperti, osservare e interrogarsi senza chiudersi in risposte rassicurative che sarebbero i nuovi limiti al nostro divenire.

Un’altra questione è quella del linguaggio che se ritorniamo all’abbandono di una possibile obiettività non avrà più una funzione denotativa ma connotativa, in quanto non denoterà qualcosa di esterno (oggettivo) ma connoterà sempre qualcosa di interno (percezione, sensazione, emozione) con funzione orientante. Nel coordinamento comportamentale noi esseri umani utilizziamo il linguaggio e un linguaggio transdisciplinare non può essere un linguaggio specializzato, ma un linguaggio simbolico[5] che connoti l’interno, un nuovo linguaggio che possa essere appreso tramite esperienza, con pratiche che con il minimo stimolo[6] aprano a insight (mente) e stupor (cuore) interni e nuovi coordinamenti comportamentali (azioni) nel hic et nunc dell’esperienza.

Questo nuovo linguaggio simbolico è appreso tramite pratica e ha la propria base nell’apprendimento tramite esperienza (il fatto di poter concepire l’idea di spazio per esempio nasce dalla possibilità di muoversi ed esperire tramite il movimento; lo spazio è un prodotto del movimento, quindi astrazione, concetti, idee partono da un’esperienza vissuta) che può avvenire tramite esperienze corporee e tramite l’immaginazione[7].

 

Non vi è nulla di più universale della soggettività.

 

 

 

 

 

 

Note
[1] Autopoiesi dal greco poiesis che significa “produzione”, “auto prodursi”, componenti e relazioni riproducono costantemente componenti e relazioni ed emerge un processo di tipo riflessivo.
[2] Recupero visione fenomenologica.
[3] Per organizzazione auto poietica o sistema vivente autopietico si intende un sistema che ha componenti le quali hanno fra di loro delle relazioni tali che consentono di riprodurre attraverso queste stesse relazioni sia le componenti del sistema sia le relazioni che lo tengono insieme, ossia sono organizzazioni per cui in un sistema le relazioni che legano le componenti e le componenti stesse sono in grado di riprodurre a loro volta componenti e relazioni. (Autopoiesi e Cognizione di Maturana)
[4] La coscienza è una coscienza profondamente incarnata in un corpo (embodiement) che ha livelli di percezione, esperienze e vissuti
[5] Il simbolo in particolare ha un effetto neghentropico sul sistema (Ecobiopsicologia, Frigoli), riportando il sistema che tendenzialmente tende ad un aumento di entropia, in equilibrio e in esso coesistono  A e non-A (logica del terzo escluso), il simbolo tiene infatti insieme gli opposti ed è sovraordinato e transculturale, collettivo, universale. (Dal segno al simbolo di Laszlo, Frigoli, Biava)
[6] Articolo Il Principio minimo stimolo nella dinamica dell’organismo vivente di Del Giudice e Tosi “Non è importante l’intensità dell’apporto energetico od emotivo quanto invece la coincidenza tra la frequenza di oscillazione dello stimolo e la frequenza propria di oscillazione dell’organismo. Se questa coincidenza si verifica si crea una relazione di risonanza dominante rispetto alle oscillazioni spurie”. La connessione del principio del minimo stimolo con le dinamiche della fisica quantistica e in particolare con l’esistenza del vuoto consentono di trovare una base razionale alle terapie non convenzionali discusse all’inizio di questo articolo. Infatti la capacità di autoregolazione e autoriparazione dell’organismo fa parte della sua capacità di auto movimento, che abbiamo visto essere governata dall’esistenza di un regime coerente. L’esistenza di un regime coerente, d’altra parte, come risulta evidente dalla fisica del laser, è resa possibile dall’esistenza di un ampio “reservoir” di piccole oscillazioni esterne capaci di oliare, di lubrificare l’accesso alla condizione di risonanza. Una delle risonanze importanti nel processo terapeutico è quella tra l’organismo del terapeuta e l’organismo del paziente; risonanza non soltanto mentale ma anche corporea. Attraverso la comune connessione con il corpo del terapeuta, ipoteticamente capace di autoregolazione , le parti energeticamente dissonanti del corpo del paziente possono essere aiutate a riacquistare una coerenza. Allo stesso modo un aiuto è fornito dall’esistenza di un vasto serbatoio di oscillazioni luminose, acustiche, meccaniche (movimenti leggeri e quindi il tocco), mentali (e quindi la parola) e così via. Analizziamo in particolare la dinamica indotta dall’uso della parola. La parola , essendo ambigua, si rivolge contemporaneamente sia all’Io che al’Es, sia al pensiero primario che al pensiero secondario. Se la parola resta nell’ambito del razionale, lo scambio, per quanto profondo e illuminante, coinvolge soltanto l’Io. Se invece la parola mantiene l’ambiguità originale, come ad esempio nella poesia o nella metafora, penetra nel profondo e può portare ad intuizioni di guarigione, fondate sulla risonanza tra Io ed inconscio. Infine bisogna mettere in rilievo la possibilità di risonanze tra eventi lontani nello spazio e nel tempo. Possiamo quindi comprendere la profondità delle intuizioni e delle osservazioni di  Anne Ancelin Schϋtzenberger sulla possibilità che  eventi accaduti a secoli di distanza  abbiano effetti su soggetti purchè essi conservino un legame emotivo con essi. Uno di questi eventi importanti per la vita di un soggetto può essere proprio la sua connessione emotiva risonante con una esperienza positiva avvenuta alla nascita quale è il minimo stimolo del tocco leggero proposto da Eva Reich. Attraverso questo tocco leggero (massaggio a farfalla) si stabilisce il ponte risonante del nuovo nato con la madre e più in generale con la sua genealogia, mediatrice del rapporto con l’intero genere umano.
[7] Neuroni Specchio (Rizzolatti e Gallese) si attivano facendo un’azione tanto quanto vedendola fare da un altro, vedere l’azione o anche immaginarla ha stesso effetto sulle stesse aree.

ATELIER DI RICERCA E PRATICA TRANSDISCIPLINARE

Perché un atelier di ricerca transdisciplinare?

Suggerisce di avere la modestia di riconoscere che il momento in cui viviamo non è quel momento unico, fondamentale o dirompente della storia, in cui tutto finisce o tutto inizia. La modestia di dirci che il momento in cui viviamo è molto interessante e deve essere analizzato, decostruito; quindi dobbiamo porci la domanda: che cosa è il nostro oggi?

Oggi è principalmente un momento di transizione. Facciamo parte della scena. Come soggetti siamo influenzati, ma allo stesso tempo il modo in cui agiamo, ciò che facciamo, le scelte che compiamo determinano il nostro tempo, perché siamo noi stessi ad alimentare e determinare la realtà che ci circonda.

Come possiamo mettere in discussione criticamente i nostri paradigmi? La nostra sfida non è solo quella d’incoraggiarci a rivedere i nostri paradigmi di riferimento attuali e creare nuovi dispositivi, ma anche riconoscere e prendere in carico le nostre stesse rappresentazioni in conflitto, mettendo in discussione ciò che abbiamo ereditato per consentire la trasformazione.

Floreser è uno spazio in cui si incoraggia il pensiero, per far sì che possiamo porci meglio di fronte ai bisogni urgenti e ai progressi accelerati caratteristici di questa era.

E in questo senso, la formazione Floreser ha come punto centrale la costruzione di un pensiero critico, autonomo, che favorisce la capacità di dialogo e promuove atteggiamenti, relazioni e abilità che rivelano quali possano essere le possibili trasformazioni da incoraggiare di fronte alle nuove sfide. In questo modo possiamo avere una visione integrale del Tutto, possiamo metterci in discussione, elaborare, consolidare, dare nuovi significati o costruire un approccio diverso al reale.

All’interno di questa cornice scopriremo che ciò che configura l’uomo è il risultato dell’interazione tra individui, gruppi e società. In un certo modo questa interazione è l’espressione della nuova situazione sociale. Allora dobbiamo approfondire questa interazione perché è da qui che ogni individuo parte per porsi domande sul contesto/realtà, che è il “testo” del loro apprendimento (cosa viene domandato/chiesto, come viene domandato/chiesto?).

Saperi che si incontrano

La conoscenza senza precedenti dei saperi del nostro tempo rende legittimo l’adattamento delle mentalità a questi saperi che porta a un linguaggio disciplinare specifico e a organizzazioni chiuse rispetto alla conoscenza. Ciò non premette una vera comprensione della complessità del fenomeno umano e della vita.

Una prima risposta alla necessità posta dalla complessità è l’approccio multidisciplinare che concerne lo studio di un oggetto di una singola disciplina all’interno di più discipline diverse allo stesso tempo. Per es. posso studiare un quadro di Giotto da un punto di vista chimico, fisico, storico, letterario, antropologico, psicologico, etc… l’oggetto risulta così arricchito dagli incontri di più discipline, ma questo arricchimento rimane a servizio esclusivo della disciplina.

C’è poi un approccio interdisciplinare che risponde a un’esigenza differente della conoscenza, ossia il trasferimento di metodi da una disciplina a un’altra. Anche l’interdisciplinarità supera i confini della disciplinarità ma la sua finalità resta nell’ambito della singola ricerca disciplinare.

La transdisciplinarità attiene invece a ciò che è insieme dentro le singole discipline, attraverso le differenti discipline e al di là di tutte le discipline. La sua finalità è la comprensione del mondo presente, di cui uno degli imperativi è l’unità della conoscenza.

Disciplinarità e transdisciplinarità sono complementari. Disciplinarità, multidisciplinarità, interdisciplinarità e transdisciplinarità sono le 4 frecce di un solo arco della conoscenza volto a comprendere il senso della vita e del mondo.

Perché offriamo questa formazione?

Alcune tecnologie sociali funzionano molto bene nelle mani di alcuni professionisti, ma in altri casi l’applicazione degli stessi strumenti non porta a cambiamenti significativi. Perché gli stessi strumenti sono efficaci nelle mani di alcuni e inefficaci nelle mani di altri? L’essenza della risposta è semplice: la qualità dei risultati prodotti da qualsiasi sistema dipende dalla qualità della coscienza da cui le persone operano nel sistema.

La formula per un processo trasformativo non è “la forma segue la funzione”, ma “la forma segue la coscienza”. La struttura della coscienza e dell’attenzione determinano il percorso lungo il quale una situazione si attua. In questo senso, Floreser è il nostro contributo. In Floreser riconosciamo che siamo responsabili della nostra esperienza.

Consideriamo importante la qualità empatica generata nel lavoro. In altre parole: “L’uomo pienamente realizzato è qualcuno in cui le porte della percezione sono state purificate”; Questa è la capacità di vedere le cose come sono, libere dalle influenze del desiderio egoistico, dall’avversione, dall’ignoranza e dalla paura.

Floreser si articola in 3 anni: 3 livelli; 9 incontri residenziali esperienziali per anno e approfondimenti teorici online su piattaforma dedicata. due livelli base più uno avanzato.

Facilita Floreser

Francesca Violi
Marina Seghetti

Teniamo lo spazio per te, scarica la brochure e contattaci.

SPEIRA
CENTRO TRANSDISCIPLINARE
Speira è un centro transdisciplinare di psicologia, psicoterapia, logopedia e fisioterapia che pone attenzione alla persona nella sua totalità, per tutto l’arco della vita, fornendo molteplici approcci, dal corporeo ai diversi orientamenti di psicoterapia in un’ ottica olistica. La forza innovativa del centro non è soltanto l’alta professionalità, le competenze date da un aggiornamento continuo, ma è soprattutto il confronto di équipe costante tra i vari professionisti, appuntamento di scambio, dialogo professionale e ancor più ascolto di Sé. Proprio l’ascolto, l’amore e l’attenzione per la relazione crea uno spazio armonico di fiducia e accoglienza tra i professionisti che è la rete che sostiene e intesse il campo informativo delle singole competenze attorno alla persona che si rivolge al centro.
Crescere, trasformarsi, cambiare, aumentare la coscienza, connettersi con la fonte è una spirale che non ripete mai se stessa ma si dilata nello spazio tempo di ciò che accade, di cui noi nel presente possiamo percepire il futuro emergente.
Speira e il suo approccio stimolano la partecipazione attiva della persona al proprio processo di guarigione rispondendo alla complessità e totalità dell’esperienza umana con un orientamento transdisciplinare che appunto guarda alla persona nella sua unicità.
Speira, dal greco Spirale, è la forma degli embrioni, dei vortici, degli uragani, delle galassie, è il percorso che segue l’evoluzione libera ma armoniosa. I motivi a spirale appaiono nel simbolismo di tutto il mondo e il suo potere simbolico sta nell’evocazione di un percorso archetipico di crescita, trasformazione e viaggio psicologico o spirituale. La spirale è il percorso che conduce alla risoluzione del conflitto. Con il suo avanzare armonioso e naturale, consente alla trasformazione di proseguire nel cammino in modo equilibrato. In natura le spirali sono evocative del viaggio mitico, della rigenerazione e della rinascita in cui tutto ruota ciclicamente intorno allo stesso punto, ma a livello sempre diverso.
A Parma, inaugurazione a fine settembre!!!
P.le Santafiora, 1
43121 Parma

PERCHÉ NASCE IL CENTRO GIRASOLI

a Milano I Girasoli Centro di Psicoterapia e Medicina Olistica nasce per sostenere il paziente nei suoi bisogni: il lavoro dei professionisti mira a trasformare la tensione interna della persona in nuovo slancio vitale.
Il girasole è simbolo: guarda alla fonte della vita, come l’Io ha bisogno di fare col Sè.
Grazie a quella tensione evolutiva, l’individuo può tornare a muoversi liberamente ed espandersi in autenticità.

Dalla condivisione di tali princìpi terapeutici, è nata un’equipe multidisciplinare e sinergica.

L’offerta del Centro prevede una pluralità di possibili terapie naturali, psicologiche e/o olistiche, in base al bisogno più profondo del paziente.
Siamo un’equipe collaborativa: la risposta al paziente viene data in modo mirato, abbinata ad una prospettiva di visione più ampia possibile, aperta a corpo, emozioni, mente e spirito.
Insieme si vuole (ri)aprire la strada a una nuova percezione di sè, più autentica: libertà d’essere, con meno fatica e più piacere.

Vi aspetto nella nuova sede per continuare il viaggio dentro se stessi!

I Girasoli
Via Pannonia 6
20133 Milano 

OTTO SCHARMER IN ITALIA COMICIAMO! 19.06.2018 Milano

Evento organizzato da Peoplerise e Ecornaturasì in collaborazione con Ulab Hubs Italy, più di 400 persone a partecipare per co-creare partendo dal futuro emergente!

Un’esperienza forte, le persone in sala avevano un’energia potente che ancora oggi sento viva in me, sei grandi gruppi su sei grandi temi: Salute, Agricoltura, Business, Pubblica Amministrazione, Educazione, Finanza.

La bellezza di incontrarsi e sentire il campo insieme, connettersi alla propria sorgente e ascoltarsi profondamente, esprimendosi con mente aperta, cuore aperto, volontà aperta e davvero vedersi e incontrarsi per co-creare il futuro!

Grazie Otto, anima e mente grande, uomo dagli occhi profondi fermi e caldi!

A presto!

 

Festival della Complessità Parma 2018
8 giugno 2018
h 18-20

Trattamento Consapevole del Corpo – Transdisciplinarità e salute
Fisioterapia, osteopatia e psicoterapia si incontrano
Psicosomatica come visione
Transdisciplinarità come forza

Quando è utile una consulenza psicosomatica affiancata a un trattamento corporeo?
I recenti sviluppi delle scienze ci dicono che tutti i processi che coinvolgono il corpo coinvolgono anche i processi psichici, per cui non si può parlare di disturbi fisici senza considerare il parallelo psichico e viceversa. In particolare diventa necessario un intervento di consulenza psicosomatica di fronte a pazienti che presentano PERSISTENZA DEL SINTOMO e CRONICIZZAZIONE DEL SINTOMO.
Per Persistenza si intende il mantenimento del sintomo nonostante il trattamento oppure la presentazione ciclica del medesimo nel tempo. Per cronicizzazione si intende il tratto stabile e duraturo del sintomo nel tempo e la resistenza al trattamento fisico.

Perché il sintomo non va via?
Le EMOZIONI sono al centro della vita psicofisica dell’individuo e si esprimono contemporaneamente sul versante psichico e fisico. Il sintomo si mantiene dunque per diversi motivi da indagarsi nella vita personale del singolo paziente, ripercorrendo la sua storia tramite una consulenza psicosomatica che tenga in considerazione la duplice espressività dell’emozione. Il sintomo esprime attraverso il corpo un messaggio al paziente relativo a tematiche emotive che, non espresse o non rielaborate per profondità e gravità, trovano nel corpo il luogo in cui scaricarsi e rendersi visibili e comprensibili.

Che cos’è il sintomo?
Il sintomo è un messaggio dell’inconscio che manda informazioni fisiche, emotive, comportamentali e relazionali. Sul versante psichico il corrispettivo del sintomo è il sogno . Quando un’emozione (trauma, lutto, disagio, evento stressante) non è consapevole e non viene riconosciuto e rielaborato si esprime attraverso il sintomo in modo che ce ne possiamo occupare attivamente e prenderlo in considerazione.

Perché è importante essere consapevoli nella propria guarigione?
La consapevolezza di sè relativa alle proprie dinamiche interne, emotive e relazionali permette di partecipare in modo collaborativo al processo di guarigione durante il trattamento corporeo rendendo il trattamento stesso maggiormente efficace e mirato. La nuova consapevolezza di sé, raggiunta nella duplice sinergia del trattamento psicosomatico e corporeo, diventa inoltre un valore aggiunto, anche dopo la guarigione, nella gestione di se stessi e nella comprensione dei propri messaggi psicofisici. Tali consapevolezze aumentano il grado di autonomia dell’individuo sia nella partecipazione al proprio processo di salute sia nell’orientamento alle scelte personali di fronte agli eventi della vita.

Francesca Violi Psicologa Psicoterapeuta Ecobiopsicologia (Aneb), Terapeuta EMDR livello I, Responsabile dei Progetti e delle Innovazioni per Istituto Aneb e Capo Redattrice della Rivista Materia Prima dal 2011 al 2016. Nel 2014 ha collaborato alla stesura del libro E. Laszlo, P. M. Biava, D. Frigoli “Dal segno al simbolo. Il Manifesto del Nuovo Paradigma in Medicina.”

Francesca Gelmi, Fisioterapista, Kinetic Control diagnosi disfunzionale con Diane Andreotti, NOI-Mobilizzazioni Del SN con Irene Wicki, NOI avanzato con Hugo Stam, OMT-Terapia manuale Ortopedica Kaltenborn Evjenth, 1 livello Jochen Schomacher.

Ingresso gratuito
Circolo Culturale FAPI
p.le Inzani 21/a Parma

EoS Experience of Self

LABORATORIO ECO-PSICOCORPOREO

La Bellezza di Vedere, Sentire ed Essere Sé
Apprendere dall’Esperienza
Apprendere dal Campo

Siamo in un momento storico in cui ogni individuo è chiamato a un cambiamento profondo di coscienza, di consapevolezza che permetta un nuovo modo di pensare e di essere nel mondo. Solo trasformare la qualità della consapevolezza permette a sua volta un cambiamento di azione nel mondo.

EOS si occupa di colmare la scissione uomo – natura, io – altro, Io – Sé, corpo anima e spirito, permettendo l’emergere spontaneo nell’individuo di una nuova consapevolezza  legata al profondo senso di Sé individuale e collettivo. EOS si basa sul processo a U della U Theory di Otto Scharmer ed è composto da diversi moduli tematici (prototipi).

La persona ascolta ciò che emerge da se stessa, dall’essere nel flusso del mondo; non per essere sorretta da questo, ma per realizzare ciò che il flusso stesso desidera. (Buber)

EoS è un laboratorio di gruppo rivolto a chiunque sia coinvolto in un processo di cambiamento sia professionale sia personale. È un’esperienza graduale per autogenerare cambiamento, che consente di liberarsi dal passato permettendo alle risorse e al futuro emergente di avvenire. I partecipanti del gruppo, attraverso minimi stimoli simboli e le pratiche della U, co-creano un campo di ascolto, confronto, presenza, espressione e co-evoluzione  individuale e collettiva.

Ampliare la consapevolezza dell’Io significa rivolgere la nostra attenzione all’interno, alla fonte più che all’oggetto, porre l’Io al servizio del Sé – come direbbe Jung – porsi le domande e aprirsi all’ascolto del campo per muoverci danzando in sintonia con esso. Per fare ciò è necessario tenere e avere mente aperta, cuore aperto e volontà aperta (Scharmer). Mente aperta con un pensiero che sospenda il giudizio per aprirsi alla domanda, cuore aperto sospendendo il cinismo ed entrando in un ascolto profondo di sé, nelle emozioni e sensazioni, volontà aperta superando la paura e creando quello spazio vuoto- pieno da cui possano emergere immagini, sentimenti, azioni dal futuro emergente, risposta del singolo e della comunità alla totalità.

Scarica la brochure con la descrizione dei moduli

Segui la pagina Fb per le prossime date a partire da settembre

 

 

FESTIVAL DELLA COMPLESSITA’ PARMA 2018
5 maggio – 29 giugno

19 maggio 2018  dalle 10 alle 18 con Francesco Mondora, Aurelio Riccioli e Flavio FabianiOrganizzazioni TEAL e U Theory di Otto Scharmer

http://parma-comunica-stampa-parma.blogautore.repubblica.it/2018/05/14/a-parma-il-festival-della-complessita/

26 maggio 2018 dalle 17.30 alle 19 Francesca Violi presenta EOS – Experience of Self Laboratorio Ecopsicocorporeo basata sulla U Theory

27 maggio 2018 dalle 18.00 alle 20 Linguaggio dall’anima presentazione del libro con l’autore Diego Frigoli, discussant Fabuio Vanni e Francesca Violi

8 giugno 2018 dalle 17 alle 19 Trattamento consapevole del corpo: transdisciplinarità e salute con Francesca Gelmi (fisioterapista) e Francesca Violi

22 giugno 2018 ore 18.30 Alchimia dell’anima presentazione del libro con l’autore Diego Frigoli e Francesca Violi

29 giugno 2018 ore 18.30 The essentials of Theory U, presentazione della traduzione italiana del libro di Otto Scharmer con Flavio Fabiani e Francesca Violi